Il docufilm “Sniper Alley – To My Brother”, già premiato come miglior documentario al Glocal DOC 2025 di Varese, arriva finalmente in prima nazionale al Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli. Un riconoscimento importante per un’opera che intreccia con rara intensità memoria personale e ferite collettive lasciate dall’assedio di Sarajevo.
La storia al centro del film è quella di Džemil Hodžić e del suo progetto Sniper Alley Photo, nato dopo la morte del fratello Amel, ucciso a soli 16 anni da un cecchino durante la guerra. Il docufilm, prodotto da Creative Motion, studio con sede a Pescara impegnato da anni in progetti a forte valenza civile, continua così il suo percorso in contesti internazionali dopo la presentazione all’Università di Anversa.
La proiezione è fissata per venerdì 29 novembre, alle ore 18, allo Spazio Comunale Piazza Forcella di Napoli. A introdurre l’incontro sarà Maurizio Del Bufalo, coordinatore del Festival. Parteciperanno i registi Cristiana Lucia Grilli e Francesco Toscani, insieme a Džemil Hodžić, con traduzione a cura di Fiorenza Grilli. Prima della proiezione, il pubblico potrà assistere a una performance musicale dal vivo con Max Fuschetto e Pasquale Capobianco, protagonisti della colonna sonora.
Al termine della proiezione si terrà un dibattito aperto che vedrà anche gli interventi del fotoreporter Mario Boccia, autore di immagini originali del conflitto, e della giornalista di OBCT Nicole Corritore.
La partecipazione del docufilm alla rassegna napoletana assume un valore ancora più forte alla luce delle recenti indagini della Procura di Milano sui cosiddetti “cecchini del weekend”, italiani che negli anni Novanta avrebbero pagato per partecipare all’assedio serbo-bosniaco di Sarajevo, responsabile di oltre 11.000 vittime tra il 1992 e il 1996.
Attraverso testimonianze e materiali d’archivio – tra cui l’intervento del giornalista Toni Capuozzo –, il film ricostruisce la vicenda dei fratelli Hodžić. Il 3 maggio 1995, giorno in cui era stata annunciata una tregua, un colpo sparato da un cecchino pose fine alla vita di Amel, lasciando un’impronta indelebile sulla sua famiglia e sull’intera comunità.
Il titolo del film è una dedica, ma anche un appello universale. “To My Brother” diventa così un messaggio rivolto a chiunque, in ogni parte del mondo, lotti per libertà, dignità e giustizia. In un’epoca in cui i conflitti continuano a colpire i più vulnerabili – soprattutto i bambini – la testimonianza di Džemil e la forza narrativa del docufilm risuonano con rinnovata urgenza.
“Sniper Alley – To My Brother” non è soltanto un esercizio di memoria: è un invito a riconoscere il peso del passato per assumersi una responsabilità concreta verso il presente.


