Il miracolo di Calascio, si accendono le luci del borgo

calascio, da vivere

Dalle onde dell’Adriatico alle vette aguzze del Gran Sasso, si rivela fin da subito un’ascesa verticale dentro l’anima più autentica dell’Abruzzo montano.

Lasciata alle spalle la stazione di Pescara Centrale, il paesaggio si stringe in colline e altipiani solitari fino ad approdare a questo antico borgo in pietra, dove il silenzio non è assenza, ma spazio per il futuro.
L’ospitalità qui ha il volto moderno dell’albergo diffuso: le camere cariche di fascino della Dimora di Calascio B&B e del Diamante Rent Rooms, ricavate in antiche abitazioni perfettamente recuperate, accolgono noi viaggiatori offrendo un’immersione totale nel ritmo lento della comunità locale, dall’ospitalità generosissima.
Calascio non è solo una cartolina del passato, ma un laboratorio di rinascita unico in Italia.
Il sindaco Paolo Baldi e Ottavia Ricci guidano il monumentale progetto Rocca Calascio Luce d’Abruzzo.
Si tratta di un piano integrato di rigenerazione culturale, sociale ed economica che punta a contrastare lo spopolamento trasformando il patrimonio storico in opportunità.
Camminando tra i vicoli, i cantieri aperti dell’ostello e del futuro albergo diffuso mostrano la pietra che torna a vivere.
Poco distante, il Museo della Tradizione Orafa Abruzzese custodisce i segreti della lavorazione filigranata e della “presentosa”, mentre un itinerario sacro unisce la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, la Cappella di San Leonardo e la Chiesa di Sant’Antonio Abate.
La prima giornata del nostro lungo fine settimana trova la sua sintesi ideale al ristoro La Montanara, dove i profumi dello zafferano locale e i piatti della tradizione montana raccontano l’identità del territorio prima che il borgo si spenga nella totale quiete notturna.
Il giorno successivo il viaggio si focalizza sulla creatività contemporanea come motore di sviluppo. Presso Calascioggi, la Scuola di Perfezionamento di Calascio, denominata ISTOS, svela come la formazione specialistica e le residenze artistiche possano preservare e innovare la cultura della tessitura, ridando valore ai telai e alle fibre vegetali autoctone grazie al lavoro di Elena Baistrocchi e Angela Giordano. La Cooperativa Vivi Calascio si fa portavoce di questa spinta innovativa ospitando l’artista e stilista Rossana La Verde con il progetto Si può sempre riprovare, dedicato a forme scultoree-abitabili. Anche la musica trova la sua casa nel convento di Santa Maria delle Grazie, dove il professor Antonio Falduto illustra il Corso di composizione di musica per il cinema, trasformando le note in uno strumento di lettura del paesaggio.

La salita verso il Rifugio della Rocca per il pranzo è il preludio visivo all’incontro con il mito.

A circa 1.460 metri di altitudine, la maestosa Rocca di Calascio domina la valle del Tirino e la piana di Navelli, stagliandosi contro il cielo accanto alla straordinaria pianta ottagonale della Chiesa di Santa Maria della Pietà. Lassù, dove l’architettura sposa la spiritualità, Franco Cagnoli della Cooperativa Vivi Calascio conduce un momento di storytelling che restituisce vita ad aneddoti e legami storici millenari. Il territorio si rivela a tutti gli effetti un archivio stratificato: lo confermano, poco distante, gli scavi archeologici limitrofi illustrati dai professori Pezzuto e Forgione dell’Università degli Studi dell’Aquila, che qui dirigono le attività di ricerca della Summer School.

L’ultima mattina celebra l’antico legame tra l’uomo e la terra attraverso la pastorizia.

All’incrocio tra Rocca Calascio e Castel del Monte, il cammino si unisce a quello dei pastori Vittoria e Mimì per una passeggiata a passo lento con le pecore, un’esperienza che permette di comprendere i ritmi della transumanza e della montagna contemporanea.
Il nostro viaggio si conclude a Ofena, presso l’Agriturismo L’Uliveto, con una presentazione e degustazione di formaggi e salumi locali. È l’atto finale che valorizza i lavoratori delle filiere corte e unisce i sapori della terra ai paesaggi visitati.
Calascio dimostra così che la memoria medievale non è un guscio vuoto, ma la base solida su cui tessere il suo oggi e il suo domani.

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